Lettera alla Comunità

Alla comunità di Legnaro. I nostri sacerdoti scrivono una lettera che chiediamo a tutti di leggere.

Carissimi, stiamo vivendo un secondo tempo difficile. Sentiamo di dovervi scrivere alcune righe mettendo insieme dei pensieri che diano anche un quadro organico di quanto stiamo vivendo in comunità in questi mesi.

DISTANTI MA VICINI

È lo slogan che ha segnato la prima ondata e motivato il primo lockdown. Ora quel “distanti” fa a tutti un po’ paura, ma ci rendiamo conto che torna ad essere necessario. Tuttavia è più su quel “vicini” che vorrei porre l’attenzione. Abbiamo bisogno come comunità di sentirci vicini e supportati. Alla base di ogni proposta che stiamo facendo c’è un’accurata lettura dei DPCM e di tutte le documentazioni allegate. Ci siamo attrezzati, spendendo anche non pochi denari, per adeguare le nostre strutture ad accogliere incontri in questo tempo di COVID. Non tutte le scelte che abbiamo fatto possono essere immediatamente comprensibili e allo stesso tempo le diversità di pensiero di ciascuno portano le persone a sottolineare alcuni aspetti limite (tipo l’accessibilità) oppure altri aspetti limite (tipo la paura dei contatti).Ognuno parte con il proprio pensiero e può anche succedere che non tutte le nostre scelte siano capite alla radice. Nonostante le diversità, sentiamoci vicini e abbiamo fiducia nel fatto che stiamo facendo il meglio possibile.

PAURA E RABBIA

Paura ce n’è. Essa è fondata dal pericolo che il COVID porta con sé e dal non sapere cosa sarà il futuro. Il pericolo e il non sapere generano paura.

Anche rabbia ce n’è. Essa è sottesa, nascosta, un po’ latente; però emerge all’improvviso appena si crea un pretesto. Dobbiamo dire che la rabbia è la benzina che sta lì… buona buona, e appena arriva una scintilla esplode con tutta la sua potenza. Essere coscienti che questo tempo è accompagnato da paura e rabbia deve essere utile per saperle gestire. Non possiamo lasciarci guidare da queste emozioni impulsive. Per contrastare rabbia e paura dobbiamo fare affidamento alla virtù della speranza sapendo cogliere i segni buoni che sono attorno a noi e alla virtù della carità (amore) che ci aiuta a supplire alle mancanze che vediamo in chi ci sta attorno con il nostro sforzo e la nostra generosità.

ALCUNE SCELTE

Per gestire la vita parrocchiale in questo tempo di COVID abbiamo fatto alcune scelte.

1. CERTIFICAZIONE DEI PROTOCOLLI.

Fin dalla primavera, quando si è profilata la possibilità di riaprire le attività abbiamo fatto certificare i protocolli per l’utilizzo della Chiesa, per la fruizione delle sale di incontro e per accedere ai servizi del Bar.

Quando chiamiamo, a seconda dei permessi del momento dei DPCM, i ragazzi, gli adolescenti e gli adulti, tutti vengono invitati a rispettare i protocolli. Fondamentalmente essi consistono in: sedie distanziate, attività statiche, mascherina, passaggio al termo-scanner, autocertificazioni e/o patto di corresponsabilità, pulizia e sanificazione delle aule con prodotti certificati. Vorremmo che fosse chiaro che i ragazzi non sono lasciati in preda al virus.

2. PIAZZALE CONTINGENTATO.

Sappiamo che molti non hanno capito perché abbiamo chiuso il piazzale con delle reti da cantiere. Ci sono stati due DPCM fondamentali. Il primo, nel mese di maggio che riammetteva il gioco di contatto a determinate condizioni. Il DPCM ha posto la responsabilità del tracciamento delle persone che chiedevano di giocare sul gestore dello spazio e della firma di un’autocertificazione (…) sui genitori. Per tutta l’estate abbiamo cercato di regolare gli accessi, ma non abbiamo trovato collaborazione circa la loro tracciabilità. Quando a settembre gli spazi non sarebbero più stati utilizzati solo per il gioco libero (inteso sempre come gioco di contatto), ma anche dai ragazzi iscritti al Doposcuola e dagli studenti dell’università che avrebbero cominciato a fare lezione in sala teatro, abbiamo dovuto escogitare un modo per contingentare gli accessi e garantirne la tracciabilità. Il secondo DPCM del mese scorso vieta di nuovo il gioco di contatto, a maggior ragione “tenere d’occhio” il piazzale è obbligatorio. Fintanto che dovremmo rendere ragione delle persone che fruiscono del piazzale, il giardino resterà recintato. Sicuramente è brutto da vedere, ma è stata l’extrema ratio di una richiesta di collaborazione perdurata per molti mesi.

3. BAR.

Secondo l’ultimo DPCM i bar dei circoli privati devono restare chiusi. Con grande sofferenza abbiamo dovuto procedere in tal senso anche per prenderci cura dei più anziani che frequentavano regolarmente la sala bar e per preservare i nostri volontari, che in questa situazione hanno comunque rinnovato una disponibilità al servizio non scontata: a loro il nostro ringraziamento.

4. GRUPPI ‘ISSIMI e GRUPPI ACR.

Come comunicato in maniera spiccia la settimana scorsa abbiamo pensato per questo mese di novembre di SOSPENDERE gli incontri di gruppo. È una misura cautelare che abbiamo scelto liberamente. I DPCM ci consentirebbero di fare gruppo, tuttavia in questo momento ci sembra più sicuro sospendere. Crediamo che il tempo difficile che stiamo vivendo predisponga ciascuno un po’ di più ad alzare lo sguardo al cielo, per questo i ragazzi verranno invitati, oltre che all’eucaristia domenicale, ad un momento di preghiera specifico, ben preparato e commisurato all’età. Tale momento non sarà lungo. A supportare la scelta c’è anche il fatto che la chiesa in questo momento sembra il luogo che garantisca di più le distanze. Alla preghiera della settimana possono partecipare anche i genitori, e immaginiamo che soprattutto ai genitori dell’Acr faccia piacere.

5. INIZIAZIONE CRISTIANA.

Per l’iniziazione cristiana (elementari) abbiamo scelto di continuare gli incontri in presenza. Questo è dato dal fatto che molte delle classi delle elementari (2°,3° e 5°) si stanno preparando a vivere un momento forte come la consegna del Padre Nostro, del Credo e la prima Confessione. A supportare ancora questa scelta c’è il fatto che più i ragazzi sono piccoli, più è il caso di non togliere loro altri momenti di socialità. Ci sentiamo, inoltre, forti dei protocolli anti-Covid, di cui vi abbiamo già parlato prima e che per il momento ci stanno dando ottimi risultati. Se una famiglia sente questa scelta “pericolosa” può tranquillamente tenere a casa il bambino. Ci rendiamo conto che il momento è difficile, per questo la scelta di continuare gli incontri in presenza deve essere letta come un’opportunità per chi vuole e non come un obbligo. Sottolineiamo inoltre che i sacerdoti non hanno mai detto né minimamente pensato che “chi non viene a catechismo non può fare i sacramenti”. Ripetiamo: leggete le scelte che stiamo facendo come un’opportunità e non un obbligo, e liberamente, se temete il pericolo del contagio, potete tenere a casa i ragazzi. Sarebbe inoltre bello e auspicabile che, qualora sceglieste di tenere a casa i bambini, vi metteste in contatto con i sacerdoti o con i catechisti per vivere a casa qualche momento di catechesi con i vostri figli.

IL FUTURO

Crediamo sia particolarmente intelligente operare secondo una linea di pensiero. Tale linea la cogliamo dai vari interventi degli esperti. Pertanto ipotizziamo che in questo mese di novembre ci sia l’apice della seconda ondata e che via via dicembre e gennaio possano vedere un rientro dell’emergenza. Ci viene chiesto di essere flessibili e adattabili alle diverse circostanze garantendo il diritto alla salute. Come comunità vogliamo anche sostenere e preservare il diritto alla formazione prendendo parte alla vita della comunità. Dobbiamo sostenerci reciprocamente e ritrovare nel Bene comune e nella Carità cristiana una sana risposta a questo tempo difficile.

Vi accompagniamo nella preghiera e vi salutiamo cordialmente

don Daniele e don Alessandro