Un incontro indimenticabile con GREGOIRE AHONGBONON

“Quando la fede spezza le catene”

In sala parrocchiale a Legnaro MERCOLEDI 9 maggio alle ore 20.45

Ingresso libero

Dopo anni di prosperità e di abbandono della fede, un profondo momento di crisi economica e personale che lo portò all’orlo del suicidio lo ricondusse a Dio, anche grazie ad un pellegrinaggio in Terra Santa. Al ritorno, i suoi occhi iniziarono a vedere quello che prima non vedevano: un uomo, nudo, che camminava confuso per strada.

A forza di osservare quell’uomo mi dissi: “È Gesù che cerco nelle Chiese, è Gesù che cerco nei gruppi di preghiera, è Cristo che incontro nei sacramenti, è Gesù in persona che soffre attraverso questi ammalati!”. Sul momento pensai: “Mi fanno paura!”. Una voce, dentro di me, mi rispose: “Se queste persone rappresentano per te il Cristo, perché aver paura di loro?”. Su queste parole incominciai a girare in città per vedere dove questi ammalati di mente si coricavano. Ho parlato con loro e ho capito che noi “benestanti” abbiamo pregiudizi negativi nei loro riguardi. Ho scoperto che erano persone che cercavano amore come tutti noi”.

Uno dei tanti malati di mente, abbandonati dalla famiglia e dalla società al loro destino, che vivevano e vivono tutt’ora in condizioni a dir poco disumane. Di fronte ad un’immagine così shoccante, Gregoire ha maturato d’un tratto la sua vocazione: mettersi al fianco di questi fratelli, ultimi tra gli ultimi, fondando, con il suo gruppo di preghiera, l’Associazione San Camillo di Bouaké e iniziando ad operare negli ospedali.

PER UNA NUOVA CULTURA. Per Gregoire, quelle persone ridotte in catene e trattate peggio degli animali hanno un’importanza enorme, perché «Gesù Cristo è presente nella loro carne». Inutile chiedergli di trarre un bilancio della sua opera: «Finché ci sono malati incatenati a un albero o dentro a una capanna, io non posso fare un bilancio di vittoria. La mia vittoria fino ad oggi è trovarli e farmi aiutare da Lui per liberarli». E per questo ex meccanico folgorato da Dio l’opera di liberazione delle persone non si esaurisce nella cura dei disperati. Gregoire infatti si spende molto anche per diffondere in Africa una nuova cultura capace di accogliere e proteggere gli “ultimi”. Per questo «bisogna fare conferenze scientifiche, educare la gente, approfondire la catechesi». Perché «lo ripeterò ancora e ancora. Finché ci sarà anche solo un essere umano in catene allora l’intera umanità sarà in catene».